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Il luogo di partenza dell'itinerario è Villadossola (Piazza IV Novembre) dove si segue la segnaletica della "strada antronesca" (cartelli gialli con la sigla C0) che conduce alla piazza della chiesa della Beata Vergine del Rosario alla Noga.
La chiesa risale al 1663; la pianta dell'edificio si articola in una navata centrale e sei cappelle laterali. Entrando sulla sinistra si trova la cappella del Battistero con vasca battesimale in pietra con ciborio ligneo (XVI sec); spicca un tondo affrescato, raffigurante la Vergine addolorata, del pittore vigezzino Giuseppe Mattia Borgnis di Craveggia. Seguono la cappelle della Beata Vergine Immacolata e quella della Madonna del Rosario. L'altare maggiore e il coro sono ornati da un quadro ad olio raffigurante il martirio di San Bartolomeo, ridipinto dal pittore Giovan Pietro Tosi di Villa nel 1842. Nella terza cappella sul lato destro è possibile ammirare un quadro seicentesco che rappresenta l'imposizione del nome di Gesù. Segue la cappella di Santa Marta, con due tondi del pittore vigezzino Bernardino Peretti, (1876); del medesimo autore sono gli affreschi della volta. Nella prima cappella entrando sulla destra è possibile ammirare un affresco riguardante San Giuseppe.
Il toponimo Noga è attestato in pergamene del XIII secolo; il centro abitato conserva edifici che risalgono al XV e XVI secolo (ad esempio in Piazza Meneghin e Via Campi Noga). Testimonianze di un passato più antico sono la fontana detta 'd Girun e la "testa celtica" inserita sul fronte occidentale della casa parrocchiale. La "frazione alta" di Villa conserva il Torc d'Armensc, un torchio da uva di tipo piemontese del 1809, ed ospita il "Museo degli attrezzi e delle abitazioni del passato" in una casa con loggette del XVIII secolo fronteggiata da un portale di pietra (XV secolo).
Seguendo sempre le indicazioni della "Strada antronesca", oltre la Noga si supera la località "Cà du negar" e, dopo un breve tratto sulla strada asfaltata, si sale la lunga scalinata scavata nella viva roccia che porta alle case di "Cà dei Conti" strettamente addossate le une alle altre con possenti portali formati da grossi monoliti e grandi pietre cantonali.
Un buon sentiero porta alle case superiori della frazione Boschetto nei pressi di un acquedotto.
Boschetto conserva l'oratorio dei SS. Antonio Abate e Giulio (primi anni del XVIII secolo); la pianta dell'edificio è rettangolare di piccole dimensioni, i prospetti sono lineari e semplici, quello principale presenta, accanto all'ingresso due aperture utilizzate non solo per dare luce alla navata, ma anche per consentire di vedere l'altare e pregare anche quando la chiesa rimaneva chiusa.
Il sentiero prosegue fino agli edifici rurali di Varchignoli. Nei boschi vicini si riconoscono le antichissime costruzioni megalitiche oggetto di studio da parte degli archeologi (terrazzamenti di forma quadrangolare realizzati con pietre di grandi dimensioni con camere interne a falsa volta e collegati tra loro da scale).
Da Varchignoli si abbandona la "Strada Antronesca" (bivio segnalato) e si prosegue sempre su sentiero segnalato che corre tra terrazzamenti abbandonati e muretti di pietra fino a Sogno.
Il villaggio, un tempo abitato tutto l'anno e forse la più antica frazione di Villadossola, si trova alto sulla montagna e protetto da dirupi. Antiche case di pietra risalenti al XV secolo con possenti portali trilitici raccontano di un antico insediamento. Anche qui, un torchio da uva e una fontana con lavatoio lasciano immaginare ritmi e fatica di un villaggio contadino di montagna. L'oratorio dedicato a San Giovanni Evangelista è stato probabilmente costruito nel decennio tra il 1450 e il 1460. La pianta a navata rettangolare e l'abside semicircolare sono di tradizione romana, come anche l'orientamento sull'asse nord-est/sud-ovest. Numerosi furono gli interventi che nei secoli modificarono l'aspetto architettonico dell'edificio. Tra il 1530 e il 1550 viene affrescato il catino dell'abside, mentre il secolo successivo viene aggiunto il campanile. A partire dal 1850 il pittore Giovan Pietro Tosi di Villadossola realizza gli affreschi attuali: una Madonna in maestà con il figlio ed il Padre benedicente ed i SS. Giovanni Battista ed Evangelista. Nel 1622 all'oratorio viene legata una rendita per offrire il 3 maggio ai poveri convenuti uno staio di segale.
Da Sogno si prosegue lungo la mulattiera e, lasciato a sinistra il sentiero che sale al Moncucco, si traversa il Rio dell'Inferno per raggiungere in saliscendi l'alpeggio di Maianco inferiore e quindi in breve Tappia.
Il toponimo Tappia potrebbe derivare da tappa o tapa, vocabolo dialettale indicante i ripiani terrazzati che interrompevano la ripidità dei versanti della montagna. Il villaggio, a circa 640 metri di altitudine sul versante del Moncucco, è molto antico: una pergamena nell'Archivio Capitolare di Novara porta la data 12 novembre 1001 e descrive Tappia come un abitato già di rilevante importanza, con case di abitazione, stalle, fienili, granai, campi, prati, pascoli e boschi. Alcune case ben conservate sono anteriori al XV secolo e riconoscibili dai giganteschi stipiti in pietra delle porte (portali trilitici) sormontate da una grossa architrave. Il villaggio, comune autonomo fino al 1928, si dotò di propri Statuti il 30 aprile 1590: un codice di norme minuziose che regolavano la manutenzione delle mulattiere, la gestione dei boschi e l'uso dei pascoli.
La chiesa parrocchiale di S. Zeno sorse agli inizi del '500 ampliando una precedente cappella dedicata a S. Zenone (santo venerato in epoca longobarda) costruita probabilmente nell'anno 1000. Documenti storici attestano lo svolgimento di regolari funzioni religiose nel 1361. S. Zeno, protettore delle acque, fu scelto dalla comunità a protezione dalle frequenti alluvioni che hanno sempre flagellato il territorio. L'edificio subì profonde trasformazioni nel corso dei secoli (nel XVI secolo fu costruito un campanile con tre campane di bronzo). L'edificio attuale è caratterizzato da semplicità di disegno, arioso e luminoso.
Tappia conserva ancora le strutture comunitarie dell'economia agricola di villaggio: splendidamente conservato è un antico forno comunitario per la cottura del pane (1871), una macina per spremere l'olio di noci e un torchio da uva (1776).
Da Tappia la mulattiera costeggia il muraglione che sostiene la chiesa e porta alla Cappella dell'Oro (buona vista fotografica su Anzuno).
La cappella sorge in posizione panoramica sul ciglio del vallone di Anzuno e fu eretta come atto di pacificazione tra le comunità rurali di Tappia e Vagna a concusione di liti secolari per i diritti di pascolo e di utilizza della legna nei boschi del vallone. Il toponimo "Oro" non è legato al metallo nobile ma deriva del vocabolo dialettale òr col significato di "orlo, bordo".
La mulattiera passa su ponte il torrente e porta ai Mulini e quindi ad Anzuno.
I mulini per granaglie meritano un'osservazione attenta sia per le strategie d'impianto che per la tecnologia contadina ancora ben riconoscibile.
Gli edifici, muri in pietra a secco e tetti in piode, sono posti in serie a fianco del torrente da cui veniva derivata l'acqua per muovere le grandi ruote di sasso. Il complesso si definisce come un eccellente esempio di archeologia industriale alpina. Poco distante vi è un'antica cava di pietra ollare che presenta un grande masso con gli abbozzi delle pentole asportate.
Il villaggio di Anzuno sorge su un vasto declivio terrazzato circondato da campi e vigneti. Gli edifici si raggruppano attorno alla mulattiera che traversa il villaggio, strette viuzze ad acciottolato separano case e cortili. Un forno per il pane ancora funzionante e un grande torchio da uva in un edifico del XVIII secolo documentano la floridezza dell'economia agricola di un tempo.
Il piccolo Oratorio di S. Antonio è posto, in posizione panoramica sulla valle del Toce, appena fuori dal villaggio su uno sperone roccioso circondato da prati e vigne. E' una costruzione semplice ed elegante (fine XVII secolo) formata da un corpo a pianta rettangolare coperto da una volta a botte e da un presbitero a base semiottagonale coperto da un semicatino a piccole vele. Lo completano la piccola sacrestia, il campaniletto sullo spigolo della facciata ed il sagrato ombreggiato da un ippocastano.
Da Anzuno una larga mulattiera segnalata scende a Crossiggia e quindi su asfalto in breve al Sacro Monte Calvario.
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