SACRO MONTE CALVARIO

Riserva Naturale Speciale del S.M. Calvario di Domodossola


Via dei torchi_Calvario-Bognanco

Sei nella sezione: Manifestazioni e visite > Itinerari

Vai al sotto menu

Itinerari



Percorso CALVARIO-BOGNANCO


Il secondo tratto della "Via dei torchi e dei Mulini" (segnalata con la sigla D0 e su buoni sentieri comodamente percoribili) porta a Bognanco (le piscine termali possono accogliere l'escursionista per un bagno ristoratore!) e coincide con la "Via del Monscera", itinerario scelto in un convegno internazionale come naturale continuazione in territorio italiano del "Sentiero Stockalper" che univa Domodossola e Briga attraverso il valico del Sempione.

Dal piazzale del Calvario si segue una bella mulattiera lastricata a gradoni che, dopo aver incrociato una stradina asfaltata, porta alla Cappella di Marisch e quindi all'agglomerato rurale del Motto. Si prosegue su una stradina sterrata e, dopo un tornante, la si abbandona lungo un largo e comodo sentiero che si stacca sulla sinistra e nel bosco porta a Croppo da cui si scende agevolmente a Vagna.

Vagna, a soli 2,5 km da Domodossola, ha sempre rappresentato il retroterra agricolo del capoluogo ossolano. Il toponimo, come sovente accade nella dispersione sul territorio dei villaggi di montagna, è toponimo collettivo per undici minuscoli villaggi.

Maggianigo, il capoluogo dell'antico comune, presenta la parrocchiale di S. Brizio, buon esempio di romanico ossolano anteriore al IV secolo con un campanile munito di bifore e trifore; all'interno conserva tesori d'arte: una preziosissima Visitazione di Maria ad Elisabetta di Tanzio da Varallo (inizi XVII sec,); gli altari lignei di S. Marta, attribuito allo scultore Giulio Gualio di Antronapiana e del SS. Nome di Gesù, di Giorgio de Bernardis di Buttogno, intagliatore attivo nel Seicento con bottega in Domodossola.

Attorno a Vagna, molte cappelle e oratori sparsi nei boschi e nei villaggi raccontano una religiosità popolare semplice e tenace che si esprime ancora in tradizioni radicate come la processione del Bambin nel mese di luglio. Un rito antichissimo che risale ai primi anni del Seicento, porta processionalmente la statua di Gesù Bambino dalla chiesa di S. Brizio per le stradine di Maggianigo. Il rito, nato per celebrare il Nome di Gesù contro le bestemmie, vede portare la statua dai membri dell'omonima confraternita in camice bianco e le ragazze del paese con le cavagnette o alberelle. Erano anticamente ceste contenenti prodotti della terra da offrire ai poveri della comunità; con il passare del tempo diventarono ceste decorate da portare nelle processioni e adornate di stoffe colorate, di monili, di fiori variopinti, di pizzi. In passato erano proprietà di singole famiglie che le utilizzavano annualmente e venivano tramandate per generazioni. La forma di piccoli alberi in legno, con alla base un cestino da appoggiare sulla testa, ha presumibilmente fatto nascere il nome di "alberelle". La tradizione è diffusa anche in altri paesi dell'Ossola, ma è a Bognanco che essa conserva più compiutamente il suo carattere di antica espressione devozionale.

Da Vagna una mulattiera ottimamente conservata e di grandi dimensioni (due metri e mezzo di larghezza) porta a Castanedo e quindi, con un breve tratto su strada asfaltata che porta sul versante opposto della valle, a Mocogna. Dall'abitato di Mocogna, un'appendice urbana di Domodossola, una buona mulattiera sale nel bosco e porta alla Cappella della Fraccia e a Cisore. Una ripida mulattiera guadagna velocemente quota nel bosco per poi proseguire a mezza costa su una strada tagliafuoco che passa numerosi ruscelli e porta a Pregliasca da dove un breve tratto di asfalto conduce a Monteossolano.

Monteossolano è oggi un pugno di case di pietra scura appollaiato su un terrazzo morenico esposto al sole. Il paese quasi si confonde nel dirupato versante meridionale della Cima Lariè. Così come si confondono, nascoste e disperse nei boschi, le frazioni che formavano l'antico comune: Barro, Pregliasca, Monticchio, Piccioni e Cà Monsignore.

Monteossolano fu per lunghi secoli comune autonomo (dal 1571 ebbe una propria parrocchia dedicata a San Gottardo), poi 1959 divenne una delle molte frazioni di Domodossola. Fino al 1973 Monteossolano era raggiungibile solo a piedi lungo l'antica mulattiera della valle, poi una strada che sale da Mocogna per Cisore tolse il villaggio dall'isolamento e oggi è diventato un luogo di residenza ambito e valorizzato lontano dal rumore della vicina città.

Monteossolano fu sempre uno dei villaggi più poveri della Val Bognanco: "La rigidezza del clima rende quasi affatto inutile la coltivazione dei grani in questo territorio. Poca segale bastante appena a nutrirvi gli abitatori per due mesi dell'anno, è l'unico cereale ch'essi raccolgono, ed anche mercè delle loro indicibili fatiche e delle gravi spese, a cui perciò debbono soggiacere. Ma la penuria di quei prodotti vi è in alcun modo compensata dall'abbondanza delle patate e delle castagne." Così scriveva una cronaca del secolo scorso. Anche i parroci, poveri fra i poveri, vivevano più della carità della gente che delle doti delle chiese; effettuavano infatti due questue l'anno, una in agosto in occasione del raccolto della segale, l'altra in ottobre per la vendemmia.

La vite fu infatti la coltura principale di Monteossolano e il territorio fu modellato in lunghi secoli dai terrazzamenti digradanti e coperti dai pergolati che coprivano tutta la montagna fino agli 800 metri. I montanari di Pizzanco venivano regolarmente ad acquistare il vino e possedevano una propria cantina in cui conservavano le scorte che trasportavano a spalla nell'alta valle. Monteossolano, come gli altri villaggi attorno alla piana ossolana, esportava poi il vino a Domodossola e nel vicino Vallese.

La vita del villaggio era cadenzata sul ritmo delle stagioni e dell'annata agraria. Momenti di vita collettiva erano le feste religiose e le processioni alpestri. La festa di San Gottardo (4 maggio) riuniva i "fuochi" delle frazioni prima della salita agli alpeggi primaverili. L'oratorio del Dagliano era dedicato a San Rocco, mentre quello di Barro ai due Sant'Antonio (Abate e di Padova). Fino al XVIII secolo vi passava annualmente la processione che da Domodossola saliva a San Lorenzo per allontanare dalla valle e dalla pianura le distruttive piene del Bogna, mentre quella all'alpe Campo m 1860, "lunga e disastrosa processione", era augurale per la stagione sugli alpeggi: 1.000 m di dislivello cantando le litanie e vivendo un'ultima esperienza collettiva prima dei lunghi mesi estivi di solitudine e di isolamento. Le Rogazioni si tenevano per S. Marco; gli uomini e le donne di Monteossolano camminavano per sette e più ore fra villaggi e alpeggi e ogni anno nascevano liti sull'itinerario da percorrere.

Si esce in piano da Monteossolano su una bella mulattiera che porta alla cappella della miracolosa "Madonna del Dagliano" e supera il torrente su un ardito ponticello di pietra. ("... Vi è osservabile un ponte ad un solo arco posto su due montagne in tal guisa, che sembra sospeso in aria per magico potere al dissopra di un burrone, nel cui fondo corre un rivo o torrente appellato Dagliano." Casalis, XIX secolo). Qui la gente accendeva un cero e recitava una preghiera prima di intraprendere il tratto più pericoloso della strada della valle, soggetto a frane e smottamenti.

Dopo il torrente, il sentiero sale ripido costeggiando una parete di roccia e poi traversa a mezza costa per raggiungere gli edifici rurali di Cà Monsignore, dove negli anni '30 visse una piccola comunità di religione protestante, superare il solco del Rio Rabianca e quindi comodamente arrivare a Bognanco Terme.

Bognanco è nome collettivo per un gruppo di minuscoli villaggi sparsi nella valle. Oggi le frazioni abitate sono ridotte ad un pugno come gli abitanti e per lo più concentrate lungo la strada provinciale, ma un tempo erano oltre venti, sparse sui terrazzi morenici e sugli speroni: grappoli di case di pietra grigia, orti e campi attorno agli abitati, pendici terrazzate, prati irrigui e, in alto, gli alpeggi, unica ricchezza di una valle che oggi vive di turismo termale.

La parrocchiale di San Lorenzo (XVI sec.) conserva buoni affreschi del pittore valsesiano Lorenzo Peracino, opere dell'intagliatore Giacomo Jacchetti di Macugnaga e dello scultore Giulio Gualio di Antrona. L'oratorio di Pizzanco è dedicato a San Luguzzone, patrono dei casari e dei pastori, che viene raffigurato mentre taglia una fetta di formaggio da una forma.

L'oratorio più elevato è quello di San Bernardo (XVII sec.), patrono degli alpigiani e degli alpinisti. E' posto a 1.620 m in splendida posizione panoramica su un pianoro della costa della Varda (della Guardia). Lo si raggiunge dopo 8 km di rotabile che da Graniga risale la costa di Varcengio, costellata di baite modernamente ristrutturate. Belle escursioni su buoni sentieri sono possibili al Lago di Ragozza, ai laghetti di Paione e di Variola, al Passo di Monscera.

Torna alla pagina principale della VIA DEI TORCHI E DEI MULINI.



B.ta Sacro Monte Calvario, 5 - 28845 Domodossola (VB) | riserva@sacromontedomodossola.it

Torna ai contenuti | Torna al menu